Salute, quanto mi costi.

Sempre più spesso il Servizio Sanitario Nazionale fatica a soddisfare i bisogni di cura e gli italiani si sentono dunque costretti a indirizzarsi verso soluzioni di assistenza sanitaria integrativa. Ma l’identikit di quanti acquistano servizi sanitari privati riserva qualche “sorpresa”

 

Chi meno ha più spende per curarsi. L’identikit di chi acquista servizi sanitari privati è presto fatto: agli anziani over 60 sono imputabili oltre 23 miliardi di euro spesi per acquistare beni e prestazioni sanitarie private rispetto ai 40 miliardi complessivi, dei quali solo 5,8 miliardi (poco meno del 14,5%) “gestiti” da Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi. Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 euro annui), penalizzati da situazioni reddituali mediamente meno favorevoli, è più che doppio rispetto a quello registrato per tutti i cittadini. Un’altra fascia che acquista prestazioni sanitarie private è quella delle persone che convivono con una patologia cronica, ovvero quasi 1 italiano su 2. Il 58% delle cure acquistate privatamente, infatti, riguarda i malati cronici, il 15% le persone con patologie acute, per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. E ancora, proseguendo nell’identikit di chi paga di tasca propria per curarsi, osserviamo come la Spesa Sanitaria Privata interessi in prevalenza i redditi meno elevati. Si tratta di un fenomeno caratterizzato da un’importante regressività: il 32% della Spesa Sanitaria Privata, infatti, ha riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35.000 e 60.000 euro annui, il 17,58% i redditi compresi tra 15.000 e 35.000 euro annui ed il 6,43% i redditi inferiori a 15.000 euro annui.

A livello territoriale, la spesa sanitaria privata non risparmia le aree economicamente meno agiate:pagano di tasca propria le cure sanitarie il 26% dei cittadini del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord-Est ed oltre il 30% di quelli del Nord-Ovest. Inoltre, per quanto riguarda le visite specialistiche il maggior ricorso alla sanità privata si osserva al Sud e nelle Isole con una frequenza del 69,6% (scostamento +7,6% rispetto alla media). Ulteriore paradosso è che la spesa media pro capite per sanità pubblica in alcune regioni del Sud è persino superiore a quella sostenuta al Nord, ma l’aspettativa di vita in buona salute è comunque inferiore (57,3 anni in Campania contro i 65,5 di Trento, oltre 9 anni di divario secondo i dati presentati al Convegno OASI2018).

Attualmente, nel nostro Paese le forme sanitarie integrative intermediano una spesa sanitaria pro capite di circa 95 euro, 5 volte meno che in Francia e 2 volte in meno che in UK. Tutto ciò a causa del mancato avvio di un Secondo Pilastro Sanitario a favore di tutta la popolazione (al momento riguarda solamente alcune fasce di lavoratori). Se da un lato, dunque, in Italia si accentuano le disuguaglianze anche in campo sanitario, dall’altro va evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale e il Secondo Pilastro Sanitario siano sempre più simili a due gemelli diversi che, in mancanza di dialogo, finiscono per penalizzare una larghissima fascia di utenti.

Vediamo come ad essere oppressi dalla spesa out of pocket siano i più deboli: spende di più chi ha meno. Il sistema non è costruito per coprire tutti i cittadini, ma i soli lavoratori. Estendendo a tutti i benefici della Sanità Integrativa si potrebbe garantire a chiunque un accesso a cure adeguate in tempi brevi. Come recentemente evidenziato dalla Ministra Grillo, lo Stato non può più rispondere a tutte le esigenze di cura. Credo sia giunto il momento di attivare subito un Secondo Pilastro Sanitario per rendere di nuovo la Salute un diritto di tutti, per tutti. Ogni italiano oggi versa circa 1883,79 euro di tasse per finanziare il SSN e ne aggiunge 654, 89 al momento dell’accesso alle cure. È un dato di fatto che chi già ha attivato una polizza assicurativa o un fondo sanitario sostiene un costo per le cure private nettamente inferiore rispetto a chi non dispone ancora di tali tutele. Infatti, in media, una forma sanitaria integrativa è in grado di garantire al cittadino una riduzione di oltre 2/3 della spesa sanitaria di tasca propria.

Nel nostro Paese oggi i cittadini sono già assistiti da un servizio sanitario “misto” per modalità di erogazione delle prestazioni che vede la compresenza di pubblico e privato. Sempre più spesso il Servizio Sanitario Nazionale fatica a soddisfare i bisogni di cura e gli italiani sono costretti a rivolgersi alla sanità privata. Servizio Sanitario Nazionale e Secondo Pilastro Sanitario sono gemelli diversi la cui co-esistenza non solo è realizzabile, ma garantirebbe accesso alle cure a tutti i cittadini, colmando quelle differenze che si fanno ogni anno più marcate. Un Secondo Pilastro Sanitario aperto a tutti i cittadini, promosso su base territoriale attuando la potestà legislativa che in questa materia è già attribuita alle Regioni e che completi l’attuale impianto della sanità integrativa prevalentemente incardinato su di un modello di tipo occupazionale, potrebbe rappresentare uno strumento di grande efficacia per contenere le disuguaglianze.

 

 

 

 

fonte: Pensione&Lavoro.it