TFR: Ancora lo lasci in azienda?

Previdenza Integrativa, vent’anni dopo. Buoni numeri per i fondi  pensione, infatti,  quelli di categoria hanno battuto le Borse, i Bond internazionali e il TFR che riscuotono ancora poco successo tra i lavoratori dipendenti.


E’ sicuramente un peccato soprattutto per i più giovani. I Rendimenti sono decisamente superiori a quelli offerti da investimenti finanziari come le azioni o i titoli di Stato internazionali o dal diretto concorrente , la liquidazione lasciata in azienda.

Vent’anni sono un periodo sufficientemente lungo da comprendere vari cicli macro economici e di andamento dei mercati finanziari: un arco di tempo abbastanza ampio, quindi, per valutare se i fondi pensione hanno protetto e valorizzato il risparmio previdenziale dei loro iscritti.

Le elaborazioni realizzate da L’Economia  indicano che l’obiettivo è stato raggiunto.

Ogni dipendente del settore privato ha diritto al TFR: trattamento di fine rapporto, quella che una volta veniva chiamata liquidazione.
L’importo del Tfr è pari al 6,91% della retribuzione annua lorda, circa una mensilità all’anno.
E’ discrezione del lavoratore decidere se lasciare nelle casse dell’azienda il Tfr oppure se destinarlo ad un fondo pensione di propria scelta.
Nel primo caso, al momento della cessazione del rapporto di lavoro con l’azienda tutto il montante relativo al Tfr che quest’ultima dovrebbe aver accantonato verrebbe tassato da un minimo del 23% fino ad un massimo del 43%: l’aliquota sarà la media delle aliquote IRPEF degli ultimi 5 anni.
Nel secondo caso si avrebbe un’aliquota minima del 9% fino ad una massima del 15%: in questo caso a seconda degli anni di permanenza nella previdenza complementare.
Facciamo dei calcoli: 2.000€ l’anno per 40 anni fanno 80.000€. 
Lasciati in azienda e tassati al 28% rimarrebbero 57.600€.
Destinati al fondo pensione tassati al 9% vedremmo erogati 72.800€.
Circa 15.000€ di differenza.

Fino ad ora non abbiamo parlato della differenza di rendimento: in azienda il Tfr si rivaluta in base alla crescita dell’indice dei prezzi al consumo con un tasso minimo dell’1,5%.
Con la scelta di destinarlo ad un fondo pensione è necessario sceglierne anche il comparto a seconda del grado di rischio che ci si vuole assumere. In questa decisione l’aiuto di un bravo consulente finanziario è fondamentale per fare la scelta più efficiente.
I dati parlano comunque chiaro: in 9 anni su 10 i fondi pensione battono il Tfr.